catastrofi
L'Aquila, perchè protestano: dopo l'emergenza, i soldi sono finiti. Ma la città è ancora tutta da ricostruire
A un anno e tre mesi dal terremoto, gli aquilani vivono nei villaggi costruiti per l'emergenza intorno alla loro città (le new town), oppure in alberghi o case in affitto in diverse località dell'Abruzzo. Il centro storico dell'Acquila è ancora distrutto, blindato e non ci sono i fondi per ricostruirlo. Sono finiti anche i soldi per i puntellamenti degli edifici artistici: sono 1.800 quelli danneggiati, tra cui ben 800 chiese, un danno stimato per 3,5 miliardi di euro.
L'ingente quantità di denaro spesa nella fase di emergenza, sembra non aver lasciato fondi per la ricostruzione vera. Vediamo come è andata. A L’Aquila, il dipartimento di Protezione civile ha potuto contare, come per i grandi eventi, sul potere di ordinanza, quello di deroga e su una possibilità di spesa senza controlli. Per l’autority che vigila sugli appalti pubblici, tra aprile 2009 e marzo 2010, sono stati spesi per il terremoto in Abruzzo oltre un miliardo e 630 milioni di euro. Tuttavia, la maggior parte della popolazione oggi vive grazie a soluzioni provvisorie: secondo l’ultimo report del commissario delegato al terremoto, al 22 giugno la popolazione assistita solo a L’Aquila ammonta a un oltre 48mila persone, su un totale di circa 70mila abitanti, divise in: contributi per l’autonoma sistemazione (25.654), Progetto case (14.464), moduli abitativi provvisori nelle frazioni (2.093), affitti fondo immobiliare o concordati dalla Protezione civile (2.051), ospitate in strutture ricettive (3.436), alloggiati in caserme (609). A cui si aggiungono altri 5.776 assistiti negli altri 40 piccoli comuni del cratere (e mancano i dati di altri 17 comuni).
Intanto, la Protezione civile deve ancora pagare una parte degli albergatori per l’ospitalità degli sfollati nelle strutture ricettive. Molte anche le ditte che vantano crediti per lavori eseguiti nella prima emergenza. In particolare, sono tantissime le piccole imprese locali che si sono indebitate per diversi milioni di euro e che rischiano di fallire proprio per i ritardi nei pagamenti da parte di Protezione civile ed enti locali. Anche i rimborsi agli sfollati per l’autonoma sistemazione sono fermi a marzo.
Fonti: Left Avvenimenti
Un grido di dolore si leva dall'Aquila: una lettera per non dimenticare
La lettera che pubblichiamo é un grido di dolore che si innalza dall'Aquila e anche un richiamo a non dimenticare.
TG1 e TG2 di prima serata ignorano grande manifestazione di protesta all'Aquila
Mercoledì 16 giugno si é svolta all’Aquila una grande manifestazione cittadina per chiedere al governo le misure necessarie in tema di tasse, occupazione, sostegno all’economia, certezza delle norme e dei tempi della ricostruzione della città dell’Aquila e del territorio. Ebbene il TG1 e il TG2 di prima serata hanno completamente ignorato la notizia.
A oltre un anno dal sisma del 6 aprile 2009, infatti, la ricostruzione è ferma, il tessuto economico al collasso, la città e il territorio rischiano lo spopolamento.
Non è ancora completo il quadro normativo per la sistemazione delle case, non ci sono i soldi nemmeno per saldare le spese di emergenza già effettuate, nessuna misura è stata presa per contrastare il tracollo economico.
Molti aquilani sono ancora costretti a risiedere fuori città, senza vedere nessuna prospettiva di rientro.
In questa situazione, l’articolo 39 della manovra finanziaria prevede che in tutte le zone colpite dal terremoto si tornino a pagare tutte le tasse e i tributi. Non solo. Si chiede in tempi rapidissimi la restituzione di quanto non versato finora.
Per L’Aquila e i comuni del cratere, la data del 30 giugno, ultimo giorno di sospensione degli adempimenti fiscali, potrebbe essere quella del secondo terremoto, il TERREMOTO ECONOMICO.
L’economia delle zone colpite dal sisma del 6 aprile 2009, infatti, si trova tuttora in uno stato di enorme sofferenza: migliaia di disoccupati, cassintegrati, artigiani e commercianti che ancora non riescono a far ripartire le loro attività (e che hanno ricevuto finora solo un modesto sussidio di 800 euro mensili per tre mesi); proprietari di immobili inagibili che dovranno riprendere il pagamento dei mutui, senza poter disporre della loro casa; prezzi alle stelle per i locali commerciali; aziende insolventi a seguito della mancata attività dopo il terremoto.
L’istituzione della Zona Franca Urbana da parte del CIPE alleggerisce solo in parte gli effetti del problema.
L'Aquila sta morendo, ma nei dintorni si costruiranno centri commerciali
La città dell'Aquila sta morendo. Il governo si è preoccupato di costruire agglomerati urbani in zone destinate a verde o zone agricole dove (senza gare d'appalto) sono state realizzate abitazioni costate oltre 2.500 euro al mq. una somma che può al massimo essere un prezzo di vendita non certo di costruzione.
Risultato: costruttori arricchiti, aquilani ghettizzati, L'Aquila abbandonata a sé stessa e, ormai, morente...
Adesso, anche gli abitanti inizialmente più felici per il dono della casa con televisore e frullatore inclusi, si rendono conto di vivere in luoghi "artificiali". Il prossimo passo, sembra sarà quello di costruire dei centri commerciali nei pressi degli agglomerati "artificiali": un'altro schiaffo a chi, ormai da 14 mesi, chiede semplicemente di poter compiere, sulla propria abitazione a L'Aquila, i lavori di ristrutturazione che gli permetterebbero di "tornare a casa".
Terremoto, il vescovo dell'Aquila denuncia: lentezze, pochi fondi e la gente rischia di perdere la speranza
L’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole, ha rilasciato un’intervista a Paolo Viana del quotidiano cattolico Avvenire nella quale denuncia che la ricostruzione langue e che mancano i soldi: non si sa quando arriveranno e quanti. E poi, forse, troppa lentezza burocratica. Questo disorienta la gente che teme di non tornare più a casa: troppi inverni di ritardo potrebbero completare l’opera del terremoto, riducendo in macerie gli edifici danneggiati ed esasperando gli animi sino alla depressione.
Il vescovo dice che gli aquilani ringraziano il governo per aver dato loro un tetto, ma vogliono tornare a casa propria e hanno seri dubbi che ciò possa avvenire in tempi brevi.
Una situazione difficile soprattutto per i giovani e gli anziani ancora sulla costa, molti in condizioni di abbandono. Il vescovo avverte che siamo di fronte a una popolazione che vede trasformarsi la speranza in ansia e preoccupazione: i terremotati affrontano una seconda estate con i problemi di tutti gli italiani — mancanza di lavoro, tasse, mutuo da restituire — moltiplicati, però, dalla tragedia che li ha travolti. Trascurare le loro attese rischia di trasformare la speranza in protesta.
Haiti: a oltre quattro mesi dal terremoto la situazione resta drammatica
Quattro mesi dopo il terremoto che ha devastato l’isola di Haiti, più di un milione di persone vive ancora in condizioni deplorevoli, sotto le tende o in ricoveri di fortuna, senza nessuna prospettiva chiara per il futuro”, spiega Stefano Zannini, capo missione di MSF ad Haiti. “Nel frattempo le piogge si sono intensificate e le inondazioni negli accampamenti degli sfollati si susseguono più volte a settimana”.
A partire dal 12 gennaio, MSF ha fornito cure mediche a 137mila pazienti. Nelle strutture sanitarie di base, le patologie oggi più frequenti sono principalmente le infezioni alle vie respiratorie e le malattie legate alla contaminazione dell’acqua, come malaria o la diarrea.
Il paese ha più del 60% delle strutture sanitarie seriamente danneggiate o completamente distrutte.
Anche la maternità è una priorità: nel solo mese di aprile, MSF ha eseguito 635 parti a rischio, compresi 131 cesarei, presso il centro medico Isaie Jeanty nella capitale. MSF ha inoltre costituito l’unica unità specialistica per la cura degli ustionati gravi presso l’ospedale Saint-Louis. La maggior parte dei pazienti sono bambini che riportano gravi ustioni a causa di incidenti che avvengono negli alloggi temporanei che spesso ospitano famiglie molto numerose.
Gli psicolgi hanno curato circa 69.000 vittime del terremoto nelle strutture di MSF e nei campi sfollati. “Nonostante siano passati 4 mesi dal terremoto, molti haitiani hanno ancora la sensazione che la terra si muova sotto i loro piedi. Molti di loro soffrono di forme psicotiche acute”, dichiara Maryvonne Bargues, psichiatra di MSF. “La popolazione si rende conto che la situazione di disagio non si risolverà in breve tempo e c’è un’atmosfera di depressione collettiva. Ma nonostante questo non si rassegna”.
Con l’arrivo delle piogge e l’avvicinarsi della stagione degli uragani, MSF sta trasferendo progressivamente le sue attività sanitarie dalle tende alle strutture permanenti o semi-permanenti e si sta preparando a rispondere ad un eventuale aumento delle emergenze.
Terremoto dell’Aquila: indagati funzionari della Protezione Civile per non aver dato il preallarme
La Procura della Repubblica dell'Aquila ha chiuso le indagini relative alla denuncia fatta da cittadini dell’Aquila che avevano chiesto alla Procura stessa di verificare il lavoro della commissione " Grandi rischi" che, nella riunione del 31 marzo, analizzò la sequenza di scosse sismiche che da mesi colpiva la città senza per altro mettere la cittadinanza in preallarme, fatto che avrebbe con buona probabilità risparmiato vite umane e tante ulteriori disgrazie.
A seguito di ciò la Procura ha inviato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini e gli ufficiali di polizia giudiziaria stanno notificando in queste ore gli avvisi di garanzia.
L'accusa, che si basa su di uno scrupoloso rapporto di polizia, è di omicidio colposo per aver sottovalutato gli allarmi antecedenti al terremoto. Tra gli indagati ci sarebbero alcuni funzionari del Dipartimento della Protezione Civile e dell'Istituto nazionale di geofisica.
