Se vuoi fare il professore o sei ricco di famiglia o lo fai male
Opinione - autore: ellefulci - pubblicazione del: 11-04-2011
Quanto guadagna un professore?
Se vuoi fare il professore o sei ricco di famiglia o lo fai male
di Ludovico Fulci
E' matematico: per fare il professore devi avere la casa di proprietà e una seconda abitazione con la cui rendita, che dall'affitto ti proviene, pagare il condominio, il riscaldamento, le numerose bollette di acqua, luce, spazzatura e tutto quanto serva alla manutenzione dell'appartamento in cui vivi. Si aggiunga la necessità di mantenere un'automobile, sia pure di seconda mano, con cui spostarsi magari anche per lavoro.
Resta lo stipendio. Lo stipendio serve innanzitutto a mangiare. Il che significa, volendo essere economi, trenta-quaranta euro al giorno, tra pranzo, cena e colazione, comprese le rare volte che il professore si voglia concedere il lusso di una pizza con i colleghi o con altri amici, momento nel quale si eccede facilmente oltre il limite indicato. Ciò significa che, andando a cena fuori una volta la settimana, il professore dovrà poi contenersi in modo da rientrare nei giorni successivi nel “regime” che si è dovuto dare. Trentacinque euro al giorno per trenta giorni significa 1.050 euro al mese. Si aggiunga che, come un senso di decenza impone, e cioè rimanendo al di sotto di quello che era una volta il “decoro” di borghese memoria, il professore deve vestirsi “adeguatamente”, quel tanto che non lo renda ridicolo agli occhi degli studenti. Non deve stupire che il suo stile sia sobrio e che alla giacca e cravatta, il professore preferisca ormai la maglietta, il pull-over e i jeans, qualche volta eccedendo in “giovialità”. La ragione è semplice: non solo l’abito costa di più, ma le camicie, che sono più costose delle magliette, vanno cambiate ogni giorno, e anche più spesso (se si tiene alla pulizia e ci si vuole adeguare alle occasioni), il che comporta usura e l’usura impone che il capo di vestiario si rinnovi con una certa frequenza. C’è poi il cappotto o il giaccone che può acquistarsi in liquidazione, magari una volta ogni quattro-cinque anni, ma che comunque costa. Diciamo allora che, per vestirsi, il professore spende mediamente 150 euro al mese, ora dovendo comprare i pantaloni, ora le scarpe, ora un maglione, ora un pigiama, ora l’impermeabile, ora una vestaglia, ora dovendo parzialmente rinnovare la biancheria. Gli restano, fatte queste dovute e ragionate economie, 500 euro o poco più, con cui chi insegna può finalmente fare la vita che gli serve per la professione che svolge, vale a dire comprare quel po' di cultura che gli consenta di arrangiare una lezione appena un po' interessante per i suoi studenti. Questa cultura si acquista comprando libri a cominciare da quelli degli autori più gettonati che abbiano vinto chi il premio Nobel, chi quello Viareggio, chi quello Bancarella. E bisogna aggiungere il teatro, il cinema, le letture specifiche, relative alla propria materia di insegnamento, senza contare quelle specialistiche, vale a dire quelle di aggiornamento sulla propria materia di studio. In questa manciata di centinaia di euro devono rientrare anche i soldi per viaggiare. Un professore di lingua che non vada all’estero è uno che non parla correntemente la lingua che insegna, che non è esposto al contatto con chi quella lingua pratica con la naturalezza di chi la viva come propria. Un professore di latino e greco che non conosca i luoghi della civiltà classica, o un professore di storia o di storia dell’arte che non abbia mai visto alcuni dei grandi centri internazionali, teatro di grandi eventi storici, artistici e culturali, non sarà credibile quando ragiona dei musei di Berlino, del Congresso di Vienna o della Comune di Parigi. Situazione rimediabile quando si tratti di questi grossi centri internazionali meta abituale di gite scolastiche, quando, a spese degli alunni che accompagna per la prima volta, il professore conosce quei luoghi. Ma non è certo così quando si tratti di luoghi appena un po’ fuori degli abituali circuiti delle gite scolastiche, e allora si scopre che tanti insegnanti non sono mai stati chi a Mosca, chi a Oslo, chi a Copenhaghen, chi a Cracovia o a Buda-Pest.
Si dirà che, volendo scendere con i piedi per terra, non è poi una gran perdita se il professore non ha un grande vissuto come viaggiatore e “uomo di mondo”, basta che conosca le cose che insegna. Benissimo. Ma non dimentichiamo l’assunto iniziale, che cioè rischia di trovarsi nella situazione descritta, tanto favorevole da essere “invidiabile” si trova il professore che abbia la casa di proprietà e un altro cespite che gli dia la rendita necessaria a pagare quel che non gli serve per mangiare e vestirsi. E qui precisiamo che, nel nostro conto, siamo andati un po’ generosamente a braccio evitando di elencare tante piccole spese che – dall’abbonamento alla Tv alla tintoria, dal calzolaio al barbiere, dal dentista alla farmacia, fino agli implacabili e immancabili “imprevisti” - incidono sui magri introiti del professore. Senza considerare che, nei primi anni di insegnamento (quando il suo stipendio si aggira attorno ai 1.500 euro!) il professore dovrebbe dotarsi degli strumenti necessari a condurre una lezione ben fatta, che vanno da una biblioteca personale di base (enciclopedia, vocabolari, atlanti geografici, classici) a piccoli strumenti tecnologici che deve procurarsi pagandoli di tasca propria, per tacere di quel po’ di mobilio necessario ad arredare l’appartamento in cui vive.
E allora si pone tragica questa domanda: come fa a far bene il lavoro del professore chi debba pagare, oltre a quel che abbiamo detto, anche l’affitto della casa, le bollette della luce, del gas, del telefono…? Forse a questo punto il poveretto comincia ad avere qualche serio problema per quanto riguarda la possibilità di arrivare a fine mese senza stare in bolletta, nonostante si sforzi di contenere le spese, rinunciando prima di ogni altra cosa alla lettura, ai viaggi, al cinema, al teatro, alla musica…alla cultura, che come si sa, è un bene di lusso. Non c’è che dire: i professori pretendono l’impossibile.
